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Sinonimi e sinonimia
Senza l’esistenza dei sinonimi, la nostra lingua sarebbe talmente povera, da non poter nemmeno venir definita come tale. Avere, infatti, la possibilità di utilizzare un numero quantomai esteso di parole legate da un nesso di somiglianza, ci permette di esprimere al meglio, ciò a cui vogliamo dar significazione, sfruttando quelle particolari sfumature intrinseche, che ogni singola parola racchiude in se stessa. Ma che cosa è un sinonimo? Sono detti sinonimi due o più parole che hanno sostanzialmente lo stesso significato, in quanto la sinonimia assoluta, ossia la perfetta uguaglianza di significato tra due o più parole, in realtà non esiste, o comunque è molto rara. Non vi sono, infatti parole con una somiglianza di significato tale da poter esser usate indifferentemente, in tutte le occasioni, ma esistono, invece, parole che esprimono la medesima idea principale, ciascuna con caratteri e sfumature particolari. I sinonimi assoluti sono pochissimi (le preposizioni ‘tra’ e ‘fra’, gli avverbi ‘qui’ e ‘qua’, le congiunzioni causali ‘poichè’ e ‘siccome’), ma anche in questi casi esistono delle sottili differenze e sfumature stilistiche tra le due forme.
In semantica, la relazione che c’è tra due lessemi che hanno lo stesso significato, e dunque che sono sinonimi, è detta sinonimia (dal greco synÃ…Ânymàa, «comunanza di nome»). Il riconoscimento di tali sinonimi può essere guidato dal criterio della sostituibilità , ma la sostituibilità assoluta di due parole, come può dedursi da quanto si è detto sopra, non è accettabile. Il rapporto significato, significante e referente extralinguistico è unico e irripetibile singolarmente, solo per ogni parola. La sinonimia è anche una figura retorica di ripetizione che consiste nell’esprimere una stessa idea con più parole di senso affine, che possono essere sinonimi veri e propri oppure tropi. Naturalmente, si tratta in genere di equivalenza, non di identità perfetta di senso; anzi, è proprio la possibilità di variare leggermente il significato che spiega l’uso retorico della sinonimia: vedere e guardare, viso e volto. La sinonimia si trova spesso in figure come la perifrasi, l’iperbole e l’enfasi e nelle varie forme della ripetizione, ed è caratteristica importante della climax e dell’anticlimax, in cui i membri in successione sono frequentemente sinonimi. Si unisce anche alla correctio.
Esempi:
- In forma di epifora: populus Romanus Numantiam delevit, Karthaginem sustulit, Corinthum disiecit, Fregellas evertit.
- In forma di climax: Veloce? È un razzo, una scheggia, un fulmine!
Una forma particolare e diffusissima di ripetizione sinonimica è ladittologia, unione di due parole complementari e simili per significato:congiunge e unisce (cit. Dante), a passi tardi e lenti (cit. Petrarca). Ci sono dittologie rese fisse dall’uso e spesso memorizzabili grazie all’allitterazione: grandi e grossi, come mi pare e piace. Un’altra forma particolare di sinonimia è l’interpretazione (interpretatio) o glossa: con uno o più sinonimi si chiarisce un’espressione ritenuta oscura, difficile o equivoca.
Contrari e antonimia
Analogamente ai sinonimi, anche i contrari svolgono una funzione di estrema in portanza all’interno di una qualunque comunità di parlanti e scriventi. Letteralmente con tal termine, si indicano quelle parole la cui significazione è opposta a quella di altre. In semantica, la relazione che esiste tra due lessemi di significato opposto, è detta antonimia. E’ importante sottolineare che si dicono contrari i termini come bianco e nero, o caldo e freddo, che ammettono soluzioni intermedie (grigio per la prima coppia, tiepido per la seconda), mentre si dicono contraddittori i termini come vero e falso,vivo e morto, che, a differenza dei termini contrari, non sono graduabili, ossia non ammettono soluzioni intermedie. In retorica, invece, l’antonimia è un artificio affine all’antitesi, consistente nella contrapposizione di parole di senso contrario o in qualche modo opposte: per es.: «Pace non trovo e non ho da far guerra, E temo e spero, et ardo e son un ghiaccio» (Petrarca); oppure «Ed era guelfo, e non fu ghibellino» (Pucci).
